Il 2016 sarà l'anno della riforma appalti. A guidare il lavoro saranno i 73 criteri direttivi messi a punto dal Parlamento
Il 2016 sarà l'anno della riforma appalti. Il Governo è chiamato a recepire le nuove direttive e a mandare in pensione il codice del 2006 entro la prima metà dell'anno. A guidare la riforma saranno i 73 criteri direttivi messi a punto in un anno di lavoro dal Parlamento.
Cuore della riforma è il ruolo centrale – corredato da un ampio ventaglio di nuovi poteri – che il disegno di legge affida all'Anac di Raffaele Cantone. Dalla proposte delle linee guida chiamate a sostituire il vecchio regolamento appalti alla definizione di bandi di tipo e indirizzi vincolanti per amministrazioni e imprese, fino alla possibilità di emanare provvedimenti cautelari per garantire la corretezza delle procedure
Molte le novità anche per le gare, con la stretta sulle deroghe e le procedure negoziate, l'addio al massimo ribasso e la nascita dell'albo dei commissari delle commissioni giudicatrici, che sarà gestito proprio dall'Anticorruzione.
Sul fronte della qualificazione la maggiore novità sarà il rating di reputazione per le imprese a cui farà da contraltare il nuovo sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti. Importanti novità sono state previste anche per ridurre il contenzioso (con l'introduzione di un rito speciale per le contestazioni relative al possesso dei requisiti) e favorire la partecipazione delle Pmi al mercato dei contratti pubblici.
Per ridurre i costi delle opere prevista una stretta sulle varianti. Il progetto torna al centro del processo costruttivo, con nuovi paletti all'appalto integrato e l'addio alla possibilità di bandire le gare per opere pubbliche sulla base di un semplice progetto preliminare. Nella delega anche la previsione di nuove misure per incentivare lo sviluppo del project financing e l'introduzione del débat public sulle grandi opere.